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La breccia

“Ma Gemma come fa a crescere se la mettono là dentro?”.
Mamma non mi risponde e io ci resto un po’ male, credevo che gli adulti avessero tutte le risposte, almeno i miei genitori, e invece …
Mia madre si gira di scatto dall’altra parte; dice che il vento le ha fatto entrare la polvere negli occhi, ma è una giornata di mezza primavera, il cielo è azzurro, non si muove una foglia. Mi starà mica mentendo? O forse semplicemente non sa tutto, come credevo io? E che male c’è a dirlo? Ai bambini non si dovrebbero dire le bugie, anche se qualcuno le chiama bianche, altrimenti come faranno nella vita a difendersi dal nero?

Questa bara che è appena passata è bianca, come il colore di certe bugie a fin di bene. La prof però qualche giorno fa ci ha spiegato gli ossimori; secondo me bugia a fin di bene è un ossimoro: le parole non andrebbero sprecate mai, hanno importanza, le persone ci credono. E tutte le persone che ricevono una bugia ricevono allo stesso tempo una ferita. Chi gliele guarirà poi?
“E allora, mamma! Perché invece di parlarmi ti giri dall’altra parte? Vuoi forse dirmi che Gemma non crescerà più?”.

Non ho capito bene cosa è successo alla mia amica, giovedì lavoravamo i tessuti nell’ora di tecnologia; era suonata la campanella e lei rideva felice mentre riponeva i suoi avanzi in una sorta di cassaforte di carta creata ad hoc. La prof le ha chiesto, scherzando, se non si fidava della sua capacità di custodirli, e tutti eravamo esplosi in una sonora risata. Gemma era così: perfezionista ma con leggerezza, come solo i bambini sanno essere.

Non ero mai stato a un funerale, e ho appena capito che spero di andare al prossimo tra millemila anni. C’è troppa tristezza qui, troppo mistero. Come faccio ad andarmi a riprendere Gemma se nessuno mi vuole dire dove la stanno portando? E poi fa caldissimo! Com’è possibile che i genitori non capiscano che ci vogliono i buchi lì sopra per farla respirare?

Domani è il mio compleanno. Non mi piace questo mese di aprile, ha portato sfortuna. E poi non so bene cosa devo fare. Se festeggio, Gemma potrebbe credere che sono felice e che mi sono già dimenticato di lei, ma se non festeggio come farò a sapere se decide di tornare qui all’ultimo momento, magari per la torta? Mi aiuterà a spegnere le candeline, come fa da quando avevamo cinque anni e soffierà al posto mio che sono “Fiatocorto”, proprio come mi chiamava lei.

Ci sono anche i prof e ho visto qualcuno di loro in lacrime, anche quelli che ci raccomandano sempre di non piangere per le sciocchezze; non me la contano giusta, mi sa che allora questa è una cosa seria, altrimenti mi hanno mentito anche loro!
Sono un po’ confuso e saltello a destra e sinistra; ho sentito la prof di italiano dire a mamma che il tempo guarisce tutte le ferite, e allora non poteva pensarci lui a guarire Gemma l’altra sera, quando non si è sentita bene? Che gli costava? Aveva qualcosa di meglio da fare?

Papà mi chiama e mi dice di camminare verso la macchina, andiamo al cimitero. Io non ne ho mai visto uno, ma so che ci sono tanti fiori e rubo di nascosto una rosa bianca per Gemma: troverò un modo per infilarla là dentro, anche se non ci sono buchi.
Abbiamo percorso tanta strada e siamo giunti su una collina. Sento l’odore del mare ma non lo vedo, e insieme un odore fortissimo di pace: non credevo profumasse come i fiori.
“Gemma, possiamo fare qui la mia festa, che ne dici?”.
Sgattaiolo verso di lei mentre sono tutti stretti in un multiabbraccio che non credevo potesse fisicamente esistere, e inizio a cercare una fessura dove infilare la mia rosa.
Sulla parte posteriore c’è una breccia minuscola, ma Gemma era piccola, sarà uscita sicuramente da lì, ecco perché i suoi genitori non avevano previsto i buchi, ha fatto prima di quello che pensassi!

Felice, corro a dire a mamma che possiamo tornarcene a casa a cominciare i preparativi per la festa; lei mi guarda perplessa e poi mi fa un grattino sulla testa. Io la assecondo perché tanto oggi ho scoperto che anche lei dice le bugie, e poi le faccio segno che mi avvio in macchina.
Una volta lì, inizio a mangiarmi le unghie e a contare le lettere delle parole per distrarmi; io gli adulti non li capisco proprio: perdono tempo a cercare le persone e le cose sempre nei posti sbagliati, quelli in cui sicuramente non le troveranno.
Lo volete capire sì o no che Gemma è tornata a casa da sola e ci sta aspettando? Muovetevi, maledizione!
VOI DITE LE BUGIE, NOI BAMBINI NO!

A quei bambini che incontrano la morte: non esiste dolore maggiore. Tutti noi adulti, se potessimo, prenderemmo volentieri il vostro posto.

8 risposte su “La breccia”

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